Se n’e’ andato anche Romano Fogli…”Adesso che siete di nuovo tutti insieme, fate divertire il paradiso”

Se n’è andato anche Romano Fogli.

Allenò anche a Siena, e di lui me ne parlò (benissimo) Paolo Maccherini. Fece il ritratto di una persona seria, e senza fronzoli.
Uno che non se la tirava, come tutti i calciatori della sua epoca: che erano sì ragazzi privilegiati, ma il privilegio si limitava ad uno stipendio tre-quattro volte superiore a quello di un operaio specializzato. E venivano quasi tutti dalla provincia, se non addirittura dalla campagna: dove genitori che erano contadini o operai gli avevano insegnato l’arte del buonsenso e della modestia. Per questo non staccavano mai i piedi da terra, nemmeno se “L’Intrepido” o “Il Monello” gli dedicavano la copertina; e dopo la carriera, quasi tutti aprivano un bar, o un distributore di benzina. Al massimo, un negozio di abbigliamento sportivo.

Fogli era l’ultimo superstite del grande Bologna del ’64: la sola squadra al mondo che potè vantarsi di aver tenuto testa all’invincibile Inter del Mago… Il Bologna che giocava “come in paradiso”, da non confondersi con lo “squadrone che tremare il mondo fa” che risaliva, invece, ai favolosi anni’30. Quando Schiavio e Andreolo vincevano la Mitropa Cup, che era la nonna dell’attuale Champions League, nell’avveniristico “Stadio Littoriale”, che agli sportivi dell’epoca doveva fare lo stesso effetto dell’attuale “Emirates”.

Così come fa effetto pensare che di una squadra tra le più iconiche della nostra gioventù, non sia rimasto più nessuno: “l’agile portiere” Negri se n’è andato nel 2020 , “l’estrosa ala destra” Perani nel 2017, “l’arcigno difensore” Janich nel 2019. Dondolo Nielsen nel 2015, Giacomino Bulgarelli (ancora giovane) nel 2009, vinto da un male che lo aveva ridotto ad una larva, Haller nel 2012, pochi giorni prima che una giuria di esperti lo inserisse come titolare fisso nell’ideale Nazionale Tedesca di tutti i tempi.
Bruno Pace nel 2018: che quando in città attaccarono i manifesti “Pace in Vietnam”, arrivò l’immancabile mano anonima che ci vergò sotto, a pennarello: “… Si, ma anche Tumburus”.
Tumburus, dal nome classicheggiante (Paride) che morì nel 2015. Pascutti nel 2017, e molti ricordano quando divenne un caso diplomatico per il calcio nel sedere ad uno stopperaccio dell’Unione Sovietica: erano anni furibondi, di ordalie politiche dove bisognava ingoiare qualche rospo, e Pascutti fu messo al bando dai perbenisti nostrani, schierati tutti dalla stessa parte… Nonostante quel Dubinski (si chiamava così) fosse una specie di avanzo di galera.

Fogli era un mediano vecchio stampo. Come Tagnin e Bedin… Come il cattivissimo Nobbie Stiles, che del ruolo era uno degli interpreti più testuali: il classico “cerbero” che si attaccava alle caviglie di Pelè, di Sivori e di Rivera e li menava allegramente per novanta minuti, tollerati da arbitraggi che non contemplavano, o quasi, nè ammonizioni né tantomeno espulsioni.
Anche se lui, derogava sul numero (il “sei”, anziché il classico “quattro”) e sulla classe, che non era quella dell’arrotino, bensì dell’artigiano di qualità: e fu lui, infatti, a decidere lo spareggio del’64, in una Roma oppressa dalla canicola estiva. Punizione velenosa dell’1-0 (con la complicità di Facchetti) e passaggio decisivo per il raddoppio di Nielsen… Gol e assist, diremmo oggi in tempi di fantacalcio.

Calciatore, comunque, di qualità. Da lasciare un’impronta anche negli anni a seguire, quando nel pieno della sua maturità atletica fu protagonista con il Milan del Paron, campione d’Europa contro l’Ajax e poi campione del mondo nella bolgia della Bombonera, reggendo ai colpi assassini del famigerato Estudiantes. Per poi concedersi ad un onesto finale di carriera, come usava una volta, quando l’ormai ex campione andava a chiudere in provincia, nel classico ruolo di “chioccia” a qualche giovane di belle speranze: “Ma nessuno ha mai sciupato i suoi soldi, con me –disse una volta- e quando mi sono accorto di non valere più lo stipendio che mi passavano, ho smesso senza problemi… Rinunciando a qualche mensilità.”

La sua bella testa color argento era rimasta, da sola, a spiccare in quei raduni un po’ tristi nei club dei tifosi quando si rievocano le glorie passate.
Uno ad uno, se n’erano andati tutti.

“Adesso che siete di nuovo tutti insieme, fate divertire il paradiso”, ha scritto qualche romanticone.
E io mi sono ovviamente commosso… Perché in questo calcio, dove non mi riconosco più, e non salvo quasi niente, la retorica mi sembra l’unica cosa veramente sincera.
E a quella mi aggrappo per ricordare il Bologna di Fuffo, e Romano Fogli: mediano (di spinta) di Santa Maria a Monte, provincia di Pisa.
Nato il, altezza, peso, eccetera…

Ti sia lieve la terra.