Marcel Jacobs:nel giorno del trionfo di questo velocissimo ragazzo Italiano.Che diventa un simbolo del suo tempo.E ne rappresenta, inevitabilmente, il riflesso migliore.

Rischia di diventare un anno sportivamente indimenticabile, questo 2021.
Come il 1982. O come il 1938, quando Nearco vinse l’Arc de Triomphe di galoppo, la Nazionale di Pozzo bisso’ il Mondiale di calcio e Bartali trionfò al Tour.
“Ils gagnent tout, ces Italiens…” disse ammirato il presidente francese Lebrun, vedendo sfilare Ginettaccio in maglia gialla sugli Champs Elysees.

Quelli che abbiamo vissuto, in apnea, davanti alla televisione rischiano seriamente di passare alla storia come i dieci minuti più importanti dell’intero sport italiano.
Perché di vittorie ne abbiamo viste tante, ma è indubbio che il peso specifico di una finale olimpica del salto in alto e, soprattutto, dei cento metri hanno un’eco e un’importanza internazionale che né il taekwondo, né il beach volley possono raggiungere.

La spedizione Azzurra a Tokyo era stata, finora, buona, ma non ottima: discreto il canottaggio e male la scherma, che sono le tradizionali riserve auree del nostro medagliere. Bene il basket, benino il nuoto, così così i tiri.
I dieci minuti di questo primo agosto hanno cambiato lo scenario, e la piccola, smandrippata Italiuzza si ritrova improvvisamente sulle prime pagine di tutto il mondo con l’uomo più veloce del pianeta e quello che salta più in alto di tutti: se lo sport serve anche a motivare un popolo, gli esempi offerti da questi due formidabili ragazzi sono assolutamente luminosi.
Come successe, a suo tempo, con Fausto Coppi, con il Grande Torino e con i ragazzi del 1982.

O con Pietro Mennea, che mi sono immagino sorridente da qualche parte del paradiso.
Perché lo sport vive di simbologia, ed è innegabile che anche Mennea fu, al suo tempo, uno dei simboli più veri e positivi da poter esibire di fronte al mondo. Il simbolo dell’Italia che lavorava duro, e dava filo da torcere a Usa, Urss e alle grandi potenze dell’epoca: e soprattutto di un sud che lottava e vinceva, ribellandosi al vittimismo e alla rassegnazione.

Mi piace pensarlo felice, nel giorno del trionfo di questo velocissimo ragazzo Italiano.
Che diventa, proprio come lui, un simbolo del suo tempo.
E ne rappresenta, inevitabilmente, il riflesso migliore.

Perché a questo serve lo sport.