Ma la Carrà era una donna buona, oltreché molto in gamba.. Si percepiva da lontano…

Ombelico o no, ci voleva molta fantasia per fare di Raffaella Carrà un sex symbol.

I sex symbol, all’epoca, erano altri: ricordo Minnie Minoprio, Sylvie Vartan o Lola Falana che anche il radiocorriere TV definiva “la splendida ragazza negra”, perché non esisteva il politically correct.
E poi c’erano le bellone del cinema, come Laura Antonelli o Agostina Belli, oppure Gloria Guida e la Fenech, alle quali toccava sempre il ruolo della supplente (nella classe dei ripetenti) o di infermiera (nella corsia dei militari).
La Carrà, invece, non era un sex symbol; assomigliava, piuttosto, alla ragazza di paese che aiuta in parrocchia, dà ripetizioni di matematica e tutto può evocare, tranne roba lasciva, e peccaminosa. Che canta “Come è bello far l’amore da Trieste in giù”, ma è la prima a non crederci.

La coppia perfetta, infatti, la formerà con Corrado, perché insieme sono quanto di più rassicurante, innocuo e nazionalpopolare, anche per gli occhiuti funzionari Rai dell’epoca, che adoperano la censura come un machete. Nell’immaginario, Corrado è l’amico di famiglia, che arriva con il gelato e finita la cena si mette a raccontare le barzellette. La Carrà, quella che dà una mano a sparecchiare e a lavare i piatti.
Poi, c’era anche chi si eccitava con il “tuca-tuca”, ma per la stragrande maggioranza la Carrà rimaneva la ragazza del sabato sera… La biondina simpatica che ballava e cantava la sigla di Canzonissima, con l’immancabile 45 giri che finiva al primo posto delle hit parade e che noi ascoltavamo fino alla sfinimento in quei mangiadischi arancioni, marca “Geloso”.

Ricordo la “vegliatura” quasi postmoderna di quegli anni: le vecchiette del vicinato che arrivavano con lo scaldino, e si mettevano intorno al televisore che doveva sembrare un oggetto ancora molto misterioso…. E la Carrà che metteva tutti d’accordo, compresa mia nonna, che andava a messa due volte al giorno e aveva gusti molto difficili.
Talmente popolare, la Raffa nazionale, che quando la mettono in competizione con la grande Mina, a “Milleluci”, ne esce da trionfatrice: è il 1974, e Mina è la cantante più famosa d’Italia e probabilmente d’Europa, ma la Carrà è lanciatissima, e fa schizzare l’indice di gradimento a 96, una cifra che Sorrisi e Canzoni riserva giusto al Maestro Alberto Manzi e all’Angelus del Papa.
Mina si ferma a 88, e un po’ gliene vuole.

Sono gli artisti di quella TV in bianco e nero. Garbati, Mai sopra le righe, popolarissimi ancorché asessuati, perché così li voleva il pubblico… Corrado, Pippo Baudo, Mike Bongiorno sono entità astratte che abitano dentro la televisione, e dei quali si conosce a malapena il nome della moglie. Ci sono Sandra e Raimondo che attraversano i decenni, ma per vederli pudicamente a letto bisognerà aspettare gli anni Novanta, a pace dei sensi ormai raggiunta: “che noia, che barba” si lamenta la Mondaini, mentre Vianello è immerso nella lettura della Gazzetta.
Ed anche quello, a pensarci bene, è un “topos” che viene da lontano.

Ma la Carrà era una donna buona, oltreché molto in gamba.. Si percepiva da lontano, come con Fabrizio Frizzi, e quando si commuoveva non lo faceva mai a comando: nemmeno in quei programmi un po’ “cringe” alla “Carramba che sorpresa”, dove la lacrimuccia era sempre dietro l’angolo.

O come quando invitarono Corrado, a sua insaputa, a fare l’ospite d’onore per l’ultima volta.
Il suo vecchio amico era già gravemente malato e forse non sarebbe stato il caso, ma i truccatori Rai si dimostrarono gente in gamba, e quando Corrado si presentò in scena, fu come se il tempo si fosse fermato.

Quando Raffaella Carrà se lo vide davanti, non riuscì a trattenere le lacrime e scoppiò a piangere.
Lo fece davanti a otto milioni di persone, in diretta, senza vergognarsi.
Corrado sorrise, la guardò con tenerezza e non seppe più cosa dire… Nemmeno lui, che proprio sulla battuta, e sulla prontezza di spirito, aveva basato il suo successo.

Ma non fu una scena imbarazzante.
Fu, piuttosto, una cosa molto bella.

Ti sia lieve la terra

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