Per quanto luciferino sia il gesto, Diego è il Padreterno circondato dagli angeli che sta tendendo la mano, nella volta della cappella Sistina…. Era il 22 giugno 1986. Trentacinque anni (e una vita) fa.

Peter Shilton.
Perchè oltre a Diego, è protagonista anche lui.

Anche se Diego sta scrivendo la storia, in quel preciso momento.
Ne è consapevole. E per quanto luciferino sia il gesto, Diego è il Padreterno circondato dagli angeli che sta tendendo la mano, nella volta della cappella Sistina.
Shilton, invece, è Adamo: imperfetto e mortale, che riceve quella mano e la guarda con aria inebetita. Lui sì, inconsapevole del destino che si sta compiendo e che rimarrà cristallizzato per sempre in un’immagine: come il Burgnich di Città del Messico, che tenta di raggiungere Pelé; O Collovati, sovrastato da Mark Hateley nel cielo di San Siro.

Shilton, Burgnich, Collovati.
Quelli che entrano nella storia, aprendo la porta quando non è il momento… E rimarranno per sempre lì, con i loro occhi chiusi, o la bocca spalancata, proprio nel momento in cui gli sposi si stanno scambiando gli anelli.
E poi l’arbitro Bennacer, un Tunisino; che non ha nemmeno l’occhio troppo allenato, e magari è un segno del destino anche quello.
Ci fosse stato un Agnolin, magari, la storia sarebbe andata diversamente… Gol annullato, e cartellino giallo a Maradona per condotta antisportiva, secondo regolamento.
Ma il regolamento è pur sempre un pezzo di carta.
È burocrazia, e chi fa la storia tende a fregarsene della burocrazia, perché certe cose se devono succedere, succedono. Come Napoleone, che fu più risoluto del Direttorio di Parigi. O Giulio Cesare, che fu più forte del Senato di Roma.

Rimane la fotografia di Shilton, con le sue braccia goffamente protese in avanti.
Shilton “grande, grosso e coglione”, avrebbe detto mio nonno, che trovava irresistibili le comiche di Stanlio e Ollio, specialmente quando il ciccione vestito di bianco finiva dentro una botte di catrame.
E rimaniamo noi.
Così allocchi che, nel frattempo, ci siamo persino inventati la Var. Che, a termini di regolamento, avrebbe prima annullato quel gol e poi, tra instant review, consultazioni via radio e tutto il resto ci avrebbe privato anche di quello “buono”, che infatti arriva appena 5 minuti dopo.
Quello del “geniogeniogenio-ta-ta-ta-goooooool-quiero-llorar-barrilete cosmico, de que planeta viniste?”.

Era il 22 giugno 1986.
Trentacinque anni (e una vita) fa.