Troppe coccole, e troppa accondiscendenza, intorno a questi (presunti) campioncini. Da troppi anni, ormai.

Un valium al telecronista Rai, vi prego. Ed anche un po’ di buon senso. Ieri sera l’ho trovato imbarazzante, e alla quarta volta che ribadiva la “partita eroica degli Azzurri” ho abbassato il l’audio. Nella migliore delle ipotesi – ho pensato – scambia le lucciole per lanterne. Nella peggiore, ci sta prendendo per il culo. Questa Under 21 così “eroica” e “invitta” è, in realtà, una squadra sciatta e sconclusionata.E non ci sarebbe niente di male ad ammetterlo: mediocre tecnicamente, inesistente per personalita’, debolissima nel carattere e insopportabile negli atteggiamenti, a cominciare dalla disciplina… Non mi ricordo (a parte il Petroio dell’Amatori Uisp) un’altra squadra così fisiologicamente incapace a concludere una partita senza farsene buttare fuori uno, e talvolta due.Ora, non voglio fare la figura del povero Rizieri, buonanima, che qualsiasi cosa non gli andasse a genio, dava la colpa ai “capelloni”. Rizieri era un uomo dell’ottocento: aveva fatto il Carso e l’Adamello, e vi si era pure distinto, guadagnando una medaglia al valore. Logico che quella scapigliata gioventù che gli girava intorno con i blue jeans e il giradischi non gli piacesse: e a tal punto non gli piaceva che la riteneva responsabile di tutte le storture del mondo: dallo spopolamento delle campagne alle chitarre in chiesa, durante la messa della domenica. Dallo strapotere dei sindacati, alla legge sul divorzio, allo scandalo Lockheed. A me (senza essere Rizieri) l’Under 21 di ierisera mi è sembrata parecchio fumo, e niente arrosto. Molto look, pochissima sostanza, e la tendenza a indugiare verso quegli atteggiamenti strafottenti e sussiegosi che sono ormai diventati un marchio di fabbrica dell’attuale gioventù. Con i genitori che giustificando, se non addirittura incoraggiando, certi atteggiamenti commettono lo stesso errore del telecronista Rai di ierisera… Che anziché inchiodare la squadra alle proprie responsabilità (tipo l’ennesima espulsione nel momento decisivo) si è sentito in dovere di lodare a più riprese il grande cuore, il coraggio, e “poverini ce l’hanno messa tutta”.Proprio come il genitore che di fronte al brutto voto in pagella, si rivolge all’avvocato: facendo passare il figlio per vittima, e l’insegnante per somaro.Troppe coccole, e troppa accondiscendenza, intorno a questi (presunti) campioncini. Da troppi anni, ormai. Troppi elogi dopo due passaggi azzeccati, troppa gente in brodo di giuggiole per un paio di partite da sei, sei e mezzo al massimo: troppi soldi, in definitiva, elargiti a ragazzi poco più che adolescenti… E destinati a perdere facilmente il cosiddetto “senso delle cose”, per dedicarsi quasi esclusivamente alle auto da mezzo milione di euro, ai prive’ dei locali più alla moda e a coprirsi il corpo di tatuaggi.Così, alla quarta volta che il telecronista rimarcava al colmo della commozione “il cuore degli azzurri” e la “partita di incredibile coraggio dei nostri atleti”, ho pensato agli ultimi dieci minuti di Benetti a Bilbao, per esempio. Ai suoi, e a quelli di Furino, Zoff, Tardelli e Gentile… Quando la Juve più eroica di sempre dichiarò letteralmente guerra, per almeno un’ora, ai Paesi Baschi: senza cedere un millimetro nell’inferno del San Mames.O, senza andare troppo lontano, al secondo tempo di Javier Zanetti (e Cambiasso) al Camp Nou di Barcellona, nell’anno del Triplete interista.

E mi sono messo a ridere.