Egidio sorrise con grande dolcezza, poi scosse un po’ la testa: “Si, perché senza queste fotografie, noi non saremmo nessuno”.

Sportivo è una parola grossa.

Va usata con parsimonia, anche in questi casi. Anche con uno come Egidio Antonini che, eppure, di sport ha vissuto.
Attaccato a tutte quelle ritualità che caratterizzano un campionato, una stagione sportiva, e alle quali finisci per assuefarti.
Fino a modellarci le tue giornate, su quei ritmi: la settimana cadenzata dalle sedute di allenamento, l’weekend programmato sul calendario delle giovanili e della prima squadra e persino le ferie d’estate… Calcolate per un agevole rientro in vista della preparazione atletica e delle prime amichevoli.

Perché la gente “sanasega”, mi diceva Giuliano Giuliotti.
Un altro di quelli che per la sua squadra aveva lo stesso indomabile trasporto di Egidio.
Che lo vedevi, Giuliano, al lunedì in televisione tutto compunto in giacca e cravatta, e non te lo saresti mai immaginato il giorno prima, attaccato alla rete. A dirne di tutti i colori all’avversario, invariabilmente sleale, e all’arbitro, immancabilmente cornuto.

Perché la gente “sanasega”, giustappunto.
E in quel “sanasega” un po’ Chianino sta racchiuso il mistero, e l’arcano, che fanno di una squadra di calcio una roba grossa.
Che diventa una passione inspiegabile, e selvatica, quando si tratta di calcio di paese.
Persino un po’ ridicola, vista da fuori.
Ma ci sei nato, ed è entrata a fare parte di te: e quando vedi giocare la tua squadra, è come se ti vedessi bambino, riflesso in uno specchio.
E quindi è roba che trascende ogni tipo di controllo.

Di Egidio Antonini mi piaceva il senso di serena, rassegnata abitudine a quel rituale, e a quel gioco che era diventata la sua vita.
Mi piaceva, soprattutto, il culto che aveva del del passato, in un mondo ormai tutto concentrato sul presente.
Considerava prezioso ogni ricordo di quel mondo in miniatura, fino a considerare l’UC Sinalunghese come una fiaba; una sequela di eventi ed emozioni, di partite e personaggi che messe tutte in fila servivano a contare gli anni che erano passati.
E a dargli colore.
Guardava le fotografie della sede, e ne calibrava i ricordi al millimetro: spesso con più lucidità di Bruno Mugnai, dell’Avvocato Grotti o di Massimo Buracchi, tutti più giovani di lui.

E ricordo le tumultuose giornate della famosa cavalcata verso la serie D… Quella di Calveri, Lucatti, Marini, Vasseur, e Roberto Fani allenatore.
“Andiamo in serie D, e guardi ancora le fotografie di quando si giocava con il Castelnuovo Berardenga…” gli dissero, un po’ bruscamente.
Egidio sorrise con grande dolcezza, poi scosse un po’ la testa: “Si, perché senza queste fotografie, noi non saremmo nessuno”.

Ti sia lieve la terra.