E allora mi viene il dubbio che il peccato originale che sconta questo fenomenale campione abbia un nome e un cognome: la Juventus FC.

Buffon non toglie nessun disturbo.
Doveva essere molto amareggiato, quando l’ha detto.
A me, è dispiaciuto molto.

Il suo ritiro mi rattrista. Troverei sublime se i tifosi lo incoraggiassero a continuare, come fanno regolarmente con Ibra e Quagliarella (che hanno quasi la stessa età): se dovesse chiudere, auspicherei lo stesso rispetto, e affetto, riservato a Totti e a Franco Baresi, a Baggio e a Javier Zanetti.

Per me, Buffon è tra le poche eccellenze che ci sono rimaste. Insieme (cito alla rinfusa) alla classe arbitrale, al museo di Coverciano, al prestigio del Milan e alla curva Fiesole.
Una di quelle due tre cose che il mondo del calcio ci invidia, e non perde occasione per portare ad esempio: e che noi italiani, ovviamente, non perdiamo occasione per spernacchiare.
Succedeva anche a Salvatore Quasimodo: che per gli intellettuali italiani era una nullità, mentre in Svezia gli consegnavano il premio Nobel.

Mi rendo conto, osservando Buffon, di quanti intemerati galantuomini ci siano in Italia.
Di quanta gente perbene, scandalizzata dal gol di Muntari, dal “meglio due feriti che un morto” e dal “bidone dell’immondizia al posto del cuore”. Dalle corna alla Seredova, dalle bestemmie in diretta tv e dalla presunta passione per il poker on-line.
Tutta questa gente perbene, in odore di santità e perennemente con il ditino alzato nei confronti del grande campione: che certe cose non se le può permettere “perché il capitano della Nazionale deve dare l’esempio”.
Detto da gente che si prende squalifiche a vita al torneo dei bar, o per aver aggiustato una partita di seconda categoria.

“Eh, ma Buffon guadagna i miliardi”, come se il conto in banca fosse il metro sul quale misurare un’etica… Sotto i ventimila euro puoi picchiare la moglie e andare a mignotte: sopra, devi essere un esempio, e assomigliare a Padre Pio.
Magari Buffon non sarà un esempio.
Uno che lo conosce bene me lo descrisse come un un uomo di un candore infantile, molto prossimo all’ingenuità. In virtù di quella, gli hanno sfilato talmente tanti soldi sotto il naso da ridurlo quasi sul lastrico: ed è uno dei motivi (oltre ovviamente alla passione) della sua ostinazione a cercarsi un contratto a 42 anni.

E comunque, guardando cosa ha combinato l’altro ieri Jesus Navas, non mi sembra che Buffon sia venuto a rubare lo stipendio… Ogni volta che è sceso in campo, lo ha fatto con onore e dignità, come aveva promesso quando è tornato alla juve. Mentre di cappelle è pieno il mondo, e ne ho viste fare ad Handanovic, a Donnarumma, a Meret e anche a Szczesny, che pure ne ha preso il posto.

E allora mi viene il dubbio che il peccato originale che sconta questo fenomenale campione che ci ha fatto persino vincere un Campionato Mondiale, abbia un nome e un cognome: la Juventus FC, che per un numero crescente (e sorprendente) di ebeti rappresenta una specie di tumore per il calcio italiano. E nella Juventus, Buffon vi ha giocato così bene da diventarne, negli anni, una bandiera.
Vincendovi, alla fine, il quadruplo di tutti i suoi colleghi, e di tutti i suoi detrattori.

Ed è proprio quello, forse, che non riescono a perdonargli.